l'Ambiente chiede il conto

la politica del posticipo, del rimando, del "ci penseranno i prossimi", della procrastinazione, costa. i conti sono presto fatti. 20 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa in violazione del trattato di Kyoto.
ci siamo impegnati a ridurre del 6.5% le nostre emissioni e abbiamo non solo disatteso tale impegno, ma incrementato notevolmente la nostra produzione.
tradotti in soldi, unica, pare, nota cui prestare interesse, sono 2.5 miliardi di euro l'anno da pagare. noi italiani, ovvio.
se a questi aggiungiamo i danni prodotti dalla desertificazione all'agricoltura e al turismo, è a rischio oltre un quarto dell'intero PIL (altra parola magica che fa rizzare le antenne). un disastro economico che moltiplica per 100 (cento) volte i 2.5 miliardi di euro di cui sopra.
una commissione parlamentare comincerà a lavorarci su. fino a poco fa non ce n'è stato il tempo o, come denunciamo noi, si è flagrantemente favorito interessi che ben poco si conciliano coi nostri e quelli dei nostri figli. (fonte, Repubblica.it)
richiediamo energia verde, adottiamo tutti i mezzi poco costosi per risparmiare energia, sfruttiamo le normative vigenti per renderci autosufficienti grazie all'amicizia del Sole. e ricordiamoci delle mosse di chi amministra questi beni pubblici svenduti ai soliti noti e al loro profitto che immaginiamo ben spartito con coloro che procrastinano misure serie.
tra parentesi, a spanne, con 2.5 miliardi di euro l'anno potremmo installare complessivi 360.000 kWp di pannelli fotovoltaici (a prezzi da privato) per una capacità produttiva di ca. 400.000.000 di kWh annui con una mancata emissione di 220.000.000 di kg. di CO2.